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Riflessioni
Riflessione su "Videocracy" (Parte 2)
Scritto da Giovanni Padrenostro, 02-10-2009 21:43
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Ognuno di noi quando si accinge ad assistere alla visione di un documentario solitamente si aspetta di ricevere delle informazioni che non conosce circa un determinato argomento. Se il documentario non aggiunge niente di nuovo al nostro “sapere” lo troviamo, o lo riteniamo, a secondo dei casi, un buon documentario ma nulla di più.

Questo è stato il caso di Videocracy. O meglio, è stato il sentimento di reazione che la maggior parte degli spettatori ha provato assistendo alla proiezione di Videocracy.

È un documentario che parla allo straniero (in quanto oggi, come non mai, il dominio della televisione in Italia trasborda e supera lo stesso allarme scattato in America negli anni 80’), fornendogli una serie di informazioni circa alcuni personaggi venerati nel nostro bel paese e circa la realtà italiana chiamata, appunto, Videocrazia.

Dopo queste facili e brevi constatazioni si pone una domanda?

Oggi, è più importante il sapere (conoscere) o il sentire?

Sono sentimenti che si possono scindere o devono convivere a braccetto?

(Clicca su Leggi tutto per accedere all'articolo completo)

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Ultimo aggiornamento Domenica 11 Ottobre 2009 11:46
 
Riflessioni su "Videocracy" (Parte 1)
Scritto da Giovanni Padrenostro, 17-09-2009 16:14
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Questa prima parte è un invito alla riflessione.

Questa prima parte è un invito a non abbandonarsi ad una visione banale ("la malvagità del banale") del documentario in questione.

Questa prima parte è un ulteriore invito a non fidarsi "totalmente" dell'apparenza.

Videocracy è un film sulla società non è un film su Berlusconi.

Videocracy è la faccia di ciò che è l'Italia, oggi. (E quando dico Italia mi riferisco ad un sistema sovverchiante che ha forgiato e forgia il nostro modo d'essere al mondo, una filosofia di vita che "banalmente" e "invisibilmente" impone stili e modelli di vita, che alza steccati e differenze, che isola le minoranze).

Questa prima parte è un invito a non cadere nel facile commento: "Non c'è nulla di nuovo". Il punto è proprio questo. Il dato di fatto è che non c'è nessuna tesi di fondo, non c'è alcunchè da dimostrare. Siamo passati dalla teoria alla pratica.

Non basta essere informati. Non si tratta di una gara a chi possiede più informazioni e conoscenze.

Non si può scindere il sapere dal sentire.

Bisogna comprendere il fenomeno nella sua portata generale.

Questa Videocrazia esiste, noi la conosciamo, sappiamo tutto, nulla di nuovo.

E ci accontentiamo di sapere che esiste. Anzi ne facciamo parte integrante. Fà tutto parte della normalità.

Non è Erik Gandini che ci deve spiegare come siamo arrivati alla videocrazia, siamo noi stessi che a partire da questo documentario dobbiamo riflettere sulla videocrazia.

A questo proposito vi invito a leggere questo lucido articolo di Andrea Inglese: http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/videocracy-o-del-fascismo-estetico/

" Il “fascismo estetico” è quella lotta per la salvezza sociale che impegna ogni componente dei ceti popolari, nella più assoluta solitudine, sul terreno della propria immagine" (Andrea Inglese)

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Settembre 2009 22:35
 
Mercato italiano del cinema: poche luci e molte ombre al botteghino nell'ultimo anno...
Scritto da Mario Mangione, 30-07-2009 07:40
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Nonostante la recessione, gli italiani vanno al cinema e il numero di spettatori tiene. Purtroppo per la nostra produzione, però, il pubblico preferisce i blockbuster americani.

I film italiani sono i più penalizzati dalla crisi, tanto che perdono rispetto alla scorsa stagione quasi un terzo degli incassi al botteghino. Questa è la sintesi contenuta nello Speciale Box Office, il dossier pubblicato dal mensile Ciak, nel nuovo numero in edicola questa settimana. La conferma di un mercato sostanzialmente stabile viene dai dati: dal 1 agosto 2008 al 30 giugno 2009, nelle sale monitorate da Cinetel, che controlla circa il 90% del mercato, si sono staccati 95.2 milioni di biglietti (lo scorso anno erano stati 96,1). Si registra un lieve incremento per ciò che riguarda gli incassi in conseguenza dell'aumento del prezzo del biglietto per le proiezioni in 3D: da 573 a 581 milioni di euro.

Ma a preoccupare sono i dati della produzione nazionale...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Luglio 2009 19:50
 
Waiting for Sofia. Melodie di un’adolescenza difficile: "Virgin Suicides" e "Marie-Antoinette"
Scritto da Doris Cardinali, 25-07-2009 17:57
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Aspettiamo, dunque, Sofia Coppola, o meglio il suo prossimo film, la commedia drammatica intitolata Something.

Riflettiamo, poi, sulle riuscitissime pellicole della regista hollywoodiana. Due giovani figure femminili, poste davanti allo specchio, due vittime opposte e complementari incarnate dal volto melanconico e irrequieto dell’attrice Kirsten Dunst sono le protagoniste di drammi da camera, Kammerspiel, rivisitati dalla cultura pop.
Il tema dell’adolescenza tutta al femminile, scandita dal tempo circolare e vacuo, funge da cornice alle pellicole sulla cosiddetta “trilogia sulla giovinezza”: Virgin Suicides (1999), Lost in Translation (2003) e Marie Antoinette (2006) il cui progetto poetico è presente sin dal cortometraggio Lick the Star (1998) con cui la Coppola inaugura la propria carriera registica.

Sofia Carmina Coppola, figlia d’arte di Francis Ford Coppola, ha non solo contribuito a capire con una sferzata di anticonformismo il cinema della New Hollywood, ma si è anche affermata come regista dotata di uno spiccato gusto estetico: eclettica, raffinata e colta, la Coppola è un’icona radical-chic che ha fatto della sua poetica malinconica il punto di forza delle sue pellicole, spaziando dal design al videoclip (I Just Don't Know What To Do With Myself dei White Stripes), allo spot pubblicitario (Miss Dior Chérie), e incarnando alla perfezione lo spirito giovanile dei tempi odierni...

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Ultimo aggiornamento Sabato 25 Luglio 2009 18:57
 
Piccola riflessione sull'estate italiana al cinema e sul "nuovo" fenomeno dei cinecocomeri
Scritto da Luca Previtali, 15-06-2009 21:42
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La storia è sempre la stessa. Siamo ormai in pieno giugno e gli incassi cinematografici in Italia diminuiscono drasticamente.  Il motivo?  Proviamo a scoprirlo.

Fino a pochi anni fa l'estate cinematografica italiana è stata imbarazzamente priva di uscite degne di nota: una volta arrivati a metà giugno non usciva praticamente più nulla, la maggior parte dei cinema chiudeva e l'unico sollievo era dato da quelli all'aperto che però proponevano solamente le repliche dei migliori film della stagione. Il risultato? I mesi di settembre - ottobre troppo pieni di uscite cinematografiche importanti, scelte distributive molto discutibili e film importanti usciti troppo tardi rispetto al resto del mondo. 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Giugno 2009 23:44
 
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