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Lo Spazio Bianco
Scritto da Luigi La Torre, 30-10-2009 13:29
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Regia: Francesca Comencini

Sceneggiatura: Francesca Comencini, Federica Pontremoli

Attori: Margherita Buy, Salvatore Cantalupo, Guido Caprino, Maria Paiato, Gaetano Bruno, Antonia Truppo, Giovanni Ludeno

Fotografia: Luca Bigazzi

Montaggio: Massimo Fiocchi

Produzione: Fandango

Distribuzione: 01 Distibution

Paese: Italia 2009

Uscita Cinema: 16/10/2009

Genere: Drammatico

Durata: 98 Min

Sito internet: www.01distribution.it

 

Raccontare l’attesa. Far emergere le difficoltà che una donna deve affrontare quando si ritrova sola a difendere le proprie scelte e la propria libertà  ed opporre ad una logica narrativa usuale e standardizzata un innovativo linguaggio compositivo: è questa l’idea che sta dietro al romanzo di Valeria Parrella Lo spazio bianco che  Francesca Comencini ha saputo trasformare in una pellicola toccante e sensibile.

Maria è una donna libera, insegna in una scuola media serale ed è completamente slegata da ogni vincolo sentimentale. Vive la sua libertà senza compatimento circondata da una bolla di solitudine che la protegge dalla realtà della quale si sente spettatrice. Una gravidanza inattesa rompe quel finto equilibrio. Maria accetta di portarla avanti, ma l’attesa di questa nuova vita  non si esaurisce con la  nascita di Irene che non ha saputo aspettare per nascere ed  ha bisogno ancora di tempo per poter essere del tutto viva. Non c’è nulla che si possa fare se non aspettare però Maria non sa aspettare e non può fare altrimenti. Deve assecondare il tempo e sperare che Irene rimanga attaccata alla vita. Maria è paralizzata e impotente e l’attesa la logora ma è proprio questo in momento che troverà la forza per nascere a nuova vita con Irene.

Maria è interpretata da una generosa  Margherita Buy che ha saputo restituire al pubblico l’intimità del personaggio senza apparire banale o grottesca. L’accusa che si potrebbe fare a questo film è forse quella di aver assecondato troppo la sensibilità femminile, come se fosse stato realizzato per un pubblico di sole donne ma non è affatto così perché è proprio l’assenza della figura maschile a giustificare la voglia di indipendenza che Maria ha fin dall’inizio.

Molti sono poi,  i segnali che confermano quello spirito velatamente politico che è diventata una vera cifra stilistica per Francesca Comencini dal modo in cui viene ripresa Napoli che emerge dalle ceneri dei suoi stereotipi per mostrarsi in tutta la sua intima solitudine, alla sceneggiatura dalla quale emerge la descrizione di  una società malata  e incapace di aspettare e perciò eternamente inconsapevole.

Pubblicato in : Recensioni, Film sugli schermi e recenti
Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Novembre 2009 00:23
 

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