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[Roma Film Fest 2009] Alza la testa
Scritto da Davide Potente, 23-10-2009 00:12
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I vincitori non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che si rialzano dopo ogni caduta. Potremmo riassumere in questo modo lo spirito dell’ultimo film di Alessandro Angelini, in concorso al Festival del Cinema di Roma.

E’ la storia di Mero, operaio specializzato in un cantiere navale che nel tempo libero allena il suo unico figlio, Lorenzo, per assicurargli un futuro nella boxe nazionale e garantirgli in questo modo una condizione migliore di quella attuale. L’uomo, reduce dal fallimento di un matrimonio, si ritrova così a concentrare nel ragazzo tutte le proprie speranze, i sogni infranti dal tempo, dal caso, dalle decisioni altrui, dalla vita.

La complicità iniziale nel rapporto padre/figlio lascia gradualmente spazio ad episodi di reciproca incomprensione proprio nel momento in cui due figure femminili si avvicinano a Lorenzo: sua madre Denisa, che ha abbandonato la famiglia molti anni prima, e Ana, giovane ragazza con la quale scatta subito qualcosa di molto forte. Mero teme che questi cambiamenti nella vita del ragazzo, fatta principalmente di scuola e allenamenti, possano alterare il rapporto di esclusività che lega i due e mandare in fumo tutto ciò che di buono erano riusciti a costruire per il futuro. Proprio nel momento di massimo distacco si verifica la svolta della vicenda, accompagnata da un cambiamento che, sul piano fisico, porterà Mero ad uno spostamento dalla solita vita di Fiumicino, fino alla sconosciuta Gorizia.

Si tratta indubbiamente di una storia forte e ricca di contenuti molto impegnativi: oltre ai temi legati al microcosmo familiare (rapporto padre/figlio, divorzio) sono altresì presenti tematiche molto attuali ed impegnative come quelle del pregiudizio razziale e sessuale e della donazione degli organi. Il dubbio è che tutto questo a fronte di appena 86 minuti di film sia davvero troppo. E’ sicuramente un peccato, perché il film avrebbe potuto avere qualche chanche in più se ci fosse stato più tempo per andare a fondo ed esplorare maggiormente la storia. Il personaggio di Ana, per esempio, è addirittura fondamentale per l’evoluzione della storia, ma si perde improvvisamente e incomprensibilmente, senza l’ombra di una spiegazione. E’ infatti la seconda parte del film a non convincere pienamente, fatta eccezione probabilmente per il finale: dopo un grande trauma c’è bisogno di un gesto disinteressato e carico di speranza per poter ritrovare la strada e assieme ad essa un motivo per cui valga la pena continuare a percorrerla. Grande interpretazione di Sergio Castellitto, ma questa non è una novità.

Pubblicato in : Recensioni, Film sugli schermi e recenti
Ultimo aggiornamento Domenica 25 Ottobre 2009 00:50
 

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