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La doppia ora
Scritto da Davide Potente, 15-10-2009 23:38
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Guido, ex poliziotto adesso custode di una lussuosa villa fuori Torino, guarda l’orologio: le 23:23. E’ l’ora doppia, la doppia ora. Non capita spesso, e quando capita bisogna esprimere un desiderio. Sonia, giovane cameriera d’albergo appena conosciuta ad uno speed date, gli chiede se quel giochetto funziona davvero, se quei desideri poi si avverano sul serio oppure no. “No”.

Indigo Film ormai è diventato un marchio di qualità del cinema made in Italy. Nicola Giuliano e Francesca Cima hanno avuto ragione a scommettere sul regista esordiente Giuseppe Capotondi, che ha alle spalle una grande esperienza di videoclip musicali. Per certi versi è possibile ravvisare questo dinamismo sulla velocità degli stacchi e sulla scelta dei piani. Da segnalare, inoltre, due notevoli cambiamenti improvvisi di luce, volutamente abbaglianti, dal nero notturno al bianco della mattina. Gran parte del merito della buona riuscita del film è sicuramente da attribuire ai tre sceneggiatori Ludovica Rampoldi, Alessandro Fabbri e Stefano Sardo, capaci di strutturare in maniera originale la storia. La sceneggiatura, peraltro, ha recentemente ottenuto un riconoscimento dal Premio Solinas.

In questo noir/thriller tutti gli elementi drammaturgici ritornano puntuali e aggiungono qualcosa che ci conduce verso la soluzione della vicenda. Anche i fattori fuorvianti e quelli che avevamo inizialmente giudicato irrilevanti, hanno buon gioco nel mischiare le carte, fino a confondere realtà e immaginazione, verità e subconscio. Una donna sorride in una fotografia mai scattata. Un commissario di polizia demolisce la gioia effimera in cui un suo ex collega aveva temporaneamente trovato rifugio. Dal sospetto, alla certezza, alla resa. Siamo quasi mossi a compassione dall’intreccio beffardo della storia. Non ci resta che constatare che nulla è ciò che sembra.

In un quadro ingannevole non possono mancare colpi di scena davvero inattesi, e, cosa molto importante, ognuno di esso si rivela all’altezza del precedente. Lo spettatore, continuamente spiazzato, vive la tensione del momento tipica del thriller ed è trascinato inconsapevolmente in un percorso fatto di sbalzi informazionali e rivelazioni incompiute.

La coppia Filippo Timi e Ksenia Rappoport sembra funzionare molto bene. I rispettivi personaggi sono costantemente impegnati in un gioco di sguardi e parole sussurrate, forse bugie, forse verità. La dimensione del non detto assume un’importanza decisiva nel complesso della storia e bilancia un equilibrio precario cui partecipano un uomo che vive a metà ed una donna incredibilmente fragile. Il problema, allora, è sopravvivere a se stessi, alle proprie debolezze.

 

Pubblicato in : Recensioni, Film sugli schermi e recenti
Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Ottobre 2009 00:03
 

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