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District 9
Scritto da Luca Previtali, 02-10-2009 16:11
Valuazione utenti Nessun voto
Favoriti 6

Regia: Neill Blomkamp

Cast: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, John Summer

Prodotto da: Peter Jackson

 

Circa 4 anni fa Peter Jackson, regista de Il Signore degli Anelli, annuncia ai giornalisti la sua intenzione di produrre l’adattamento cinematografico di uno dei videogiochi più famosi (e belli) di sempre: Halo.  Come regista viene scelto il giovane Neill Blomkamp, che all’epoca aveva appena finito di realizzare un corto fantascientifico molto notevole intitolato Alive in Josberg (visibile qui). Come tutti ben sappiamo, a causa di problemi di budget, il progetto è stato purtroppo cancellato ma Jackson, che ha capito il talento dello sconosciuto Blomkamp, decide di finanziare la versione “lunga” del cortometraggio attraverso cui l’aveva notato. Nasce così il progetto District 9.
Ho aspettato un po’ di giorni prima di scrivere la recensione di questo film perché volevo riflettere bene su alcuni aspetti di quest’opera. Devo dire che più passa il tempo e più ritengo District 9 bello, innovativo e geniale: forse uno dei film più riusciti degli ultimi tempi.
L’idea di fondo è quella di unire due generi, ovvero la fantascienza e il  documentario.  Questo mix tra realtà e finzione è percepibile nella trama stessa: il film parla infatti di una navicella spaziale che, in avaria, è costretta a fermarsi sopra la città di Joahnnesburg. Gli alieni vengono accolti come dei rifugiati ed isolati all’interno di una zona della città chiamata Distretto 9. Con il passare degli anni però, cresce il malcontento tra gli umani, stufi di ospitare questi alieni chiamati “gamberoni” per la loro forma e che portano solo tensioni all’interno della città e paura. E’ l’MNU (Multinational Unit), una società militare privata, che si prende l’incarico di spostare tutti gli extraterrestri nel lontano distretto 10, che più che un centro d’accoglienza sembra un campo di concentramento.

Non vi racconterò altro della trama non solo per non rovinarvi la visione del film, ma anche perché attraverso questi pochi elementi è possibile spiegare come Blomkamp sia riuscito ad unire la realtà odierna alla fantascienza. Come è stato da lui stesso ammesso, infatti, il regista si è ispirato a molti fatti reali, come quello dell’apartheid sudafricana, per scrivere la trama.  In essa si possono intravedereil tema del terrorismo post-11 settembre, della continua e ossessionante paura per il diverso spesso causata dai troppi telegiornali, del razzismo, della xenofobia o dell’immigrazione, problemi negli ultimi anni molto sentiti anche dall’Italia.  Lo spettatore perciò si trova davanti ad un film di fantascienza, ma al tempo stesso gli sembra di assistere a qualcosa di già conosciuto, di già visto.  Per fare ciò Blomkamp ha perciò unito il linguaggio del genere fantascientifico a quello del mockumentary: la pellicola è infatti presentata come se fosse un’inchiesta giornalistica, grazie alla presenza di numerose interviste che, da un lato aiutano lo spettatore a comprendere meglio la vicenda, e dall’altro aumentano l’effetto realistico. A ciò va aggiunto anche il sapiente uso della regia che utilizza spesso molte camere a mano, una fotografia rovinata e telecamere a circuito chiuso. Il regista segue quindi uno stile molto diffuso in questi ultimi anni e presente in Redacted di De Palma, nell’horror spagnolo Rec o nel catastrofico Cloverfield. In tutti questi film vengono utilizzate camere a mano e digitali aumentando nello spettatore la sensazione di realismo trasmessa.  Molte scene di District 9 sembrano appartenere ad uno dei tanti servizi dall’Iraq o dall’Afghanistan di un telegiornale e questo è reso possibile anche da alcuni elementi iconografici: l’MNU, per esempio, attraverso il suo logo i suoi mezzi blindati bianchi sembra essere un chiaro riferimento all’ONU.

Ma il film è riuscito anche per la sua parte prettamente fantascientifica: ricco di riferimenti a molte opere di questo genere (Spielberg, Cronenberg, Scott), è proprio grazie a questo stile di regia così movimentato e a tratti confusionario che si crea nello spettatore interesse e tensione. I ruoli dei personaggi vengono invertiti in una maniera molto Spielberghiana: siamo noi uomini ad essere i cattivi, i “predatori", mentre l’alieno, il diverso, è colui che cerca semplicemente un modo per sopravvivere (pacificamente) e un modo per tornare a casa. Gli effetti speciali, realizzati dalla WETA (la stessa del Signore degli Anelli), sono notevoli e questo nonostante un budget di appena 30 milioni di dollari: per il genere, sembra quasi essere un low-budget. Ciò è stato reso possibile anche grazie all’esperienza di Blomkamp nel campo degli FX, visto che si è diplomato come 3d animator.
Altra cosa da segnalare è la straordinaria campagna di marketing virale che è stata introdotta soprattutto in USA e grazie al quale il film ha suscitato molto interesse ed il conseguente incredibile ed inaspettato successo, grazie al quale si parla già di un probabile sequel.

Nel corso della storia del cinema i film di fantascienza sono sempre stati ricchi di riferimenti alla realtà, anche se in maniera meno evidente rispetto a District 9 che è una palese riflessione sul mondo odierno, sulle sue ossessioni e paure. Pochi mesi fa, recensendo, Star Trek avevo detto che dopo parecchio tempo finalmente vedevo un film di fantascienza degno di nota. Ora, non solo posso dire la stessa cosa, ma anche andare anche oltre: District 9 è un piccolo capolavoro, sicuramente il film di fantascienza più bello di questo nuovo secolo e rimarrà di certo una pietra miliare della storia del cinema. Ne sono certo.

Pubblicato in : Recensioni, Film sugli schermi e recenti
Ultimo aggiornamento Sabato 03 Ottobre 2009 13:37
 

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