| Scritto da Davide Potente, 19-10-2009 19:52 |
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Pubblichiamo l'intervista all'attrice Valentina Carnelutti, ringraziandola per la disponibilità ed il tempo che ci ha concesso.
Lei sarà presente alla quarta edizione del Festival di Roma con il film Marpiccolo di Alessandro di Robilant. Può anticiparci qualcosa?
Interpreto la professoressa Costa, una donna che crede ancora nel potere della letteratura di influenzare la vita. Un personaggio che diventa una sorta di rarefatta punteggiatura nella vita del protagonista mio allievo. (Sono una fan di Giulio Beranek, lo trovo fantastico!)
Recentemente ha lavorato anche con Francesco Maselli per il film Le ombre rosse, presentato all’ultimo Festival di Venezia. Ci parli di questa esperienza.
Con Maselli e il suo film, il paradosso è che mi sono sentita comoda. Il film non lo è, pone questioni etiche prima di ogni altra cosa, che sono difficili da considerare oggi. Ma proprio per questo mi sono sentita a mio agio. Mi sembrava che il mio lavoro di attrice coincidesse con il mio impegno di essere umano, senza dover trovare compromessi. Citto è stato generoso, mi ha dato la sicurezza che mi permetteva di rischiare, di diventare altro da me, anche nel corpo, in certi modi. E’ un lavoro con cui sento di essermi tolta un po’ di dramma dal volto e di aver fatto un passo in avanti. E poi mi sono divertita! Mi piace stancarmi, lavorare sodo, non avere pause. Abitare lo spazio del film (che in quel caso era il centro sociale ricostruito nell’ex cinema Paris) come se fosse il mio unico spazio, e ho vissuto bene lì. E’ stato un film nutriente oltre che un confronto con un modo di fare cinema che conoscevo solo dai racconti della generazione dei miei genitori e dei miei nonni! Niente presa diretta, un ‘attenzione smisurata alle inquadrature, una dedizione agli attori benefica… ho dovuto scegliere molto in fretta se fare il film o no e sono contenta di aver seguito il mio istinto.
E’ stata interprete di numerosi film di successo, da La meglio gioventù a Tutta la vita davanti. Quale dei tanti film reputa sia stato finora il più importante per la sua carriera?
Certo la Meglio Gioventù è un film le cui ragioni si spiegano da sé, come anche Tutta la vita davanti ma ci sono stati buoni motivi per cui ho fatto tutte le cose che ho fatto, a volte i risultati sono pubblici altre volte sono intimi ma preziosissimi. E la ‘carriera’ è fatta di tutti questi. Che poi fa impressione parlare di carriera perché suona come una cosa del passato mentre a me sembra di cominciare adesso a capire, a capirmi di più. Ho una voglia di trasformarmi e mettermi in gioco fortissima. Oggi è questo il film che reputerei importante per la mia ‘carriera’.
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