Recensioni

Regia: Michael Mann
Cast: Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Stephen Dorff
Sceneggiatura: Michael Mann, Ronan Bennettm Ann Biderman
Dir. Fotografia: Dante Spinotti
Montaggio: Jeffrey Ford, Paul Rubell
Nell'America della Grande Depressione, tra mafiosi, rapinatori di banche e assalitori di diligenze, c'è un fuorilegge che è stato dichiarato dall'FBI Nemico Pubblico n° 1: è John Dillinger, interpretato da un superbo e affascinante più che mai Johnny Deep.
Michael Mann riesuma la leggenda del bandito Dillinger e gli restituisce vita sotto un'altra forma: non più quella del mitico gangster spietato, ma quella dell'uomo, dei suoi amici Baby Face Nelson e Pretty Boy Floyd, della sua fidanzata Billie Frechette- interpretata da una divina Marion Cotillard-, dei suoi sentimenti, della paura e del coraggio, del vivere ogni momento come se fosse l'ultimo, del pianto per l'arresto del suo grande amore. Questa è la realtà che mette in scena Michael Mann. É lo stile che non è reale, ma bensì mitologico. Mann fa della tecnica digitale la sua arma vincente anche questa volta (come già era stato per Collateral e Miami Vice) e dipinge sia i volti enigmatici dei suoi personaggi (come alcuni dipinti di Edward Hopper), sia gli sfondi delle vicende (con l'aiuto del direttore della fotografia italiano Dante Spinotti) con pennellate intense e allo stesso tempo sfuggenti.

Sull'altro lato della medaglia dillingeriana c'è Melvin Purvis (sguardo di ghiaccio Christian Bale), poliziotto a capo dell'operazione Wanted John Dillinger dead or dead. All'epoca (non che la situazione odierna sia tanto diversa) per gli organi federali fare buona impressione con i media era sicuramente più importante che seguire i protocolli di giustizia e legalità. John Dillinger era troppo furbo, riusciva a farla franca sotto gli occhi di tutti escogitando evasioni più o meno rocambolesche e ciò, agli occhi dell'opinione pubblica, toglieva credibilità alle forze dell'ordine. Ecco perché andava eliminato. Ecco perché Melvin Purvis ha fatto della cattura del fuorilegge il proprio scopo di vita. Mann non sbaglia un colpo nemmeno in quanto a sceneggiatura e non cade nell'errore comune ad alcuni noir degli ultimi anni di appesantire il contesto con battute troppo pensanti: alleggerisce con ironia e sarcasmo, mantenendo però suspense e tensione fino al climax finale. Il romanticismo non può mancare, reso attraverso piccoli gesti, sguardi di promesse e di addii, frasi sussurrate in punto di morte. In questo film c'è tutto quello che si possa desiderare: azione, melodramma, realtà e immaginario, storia e leggenda. Non ci sono buoni o cattivi, ma ci sono soltanto banditi o poliziotti, vita o morte. E alla fine vince il Cinema.

Scheda Tecnica:
|
Titolo originale: The Twilight Saga: New Moon Lingua originale: Inglese Paese: USA Anno: 2009 Durata: 130 min Genere: fantastico, romantico Regia: Chris Weitz Soggetto: dal romanzo di Stephenie Meyer Sceneggiatura: Melissa Rosenberg Produttore: Wyck Godfrey, Mark Morgan Casa di produzione: Imprint Entertainment, Summit Entertainment, Troy Rodriguez Productions Distribuzione (Italia):Eagle Pictures |

Interpreti:
Kristen Stewart nel ruolo di Bella Swan, l'umana che si innamora, ricambiata, di Edward Cullen.
Robert Pattinson nel ruolo di Edward Cullen il vampiro nato nel 1901 che si è fermato all'età di diciassette anni e che si innamora dell'umana Bella Swan;
Taylor Lautner nel ruolo di Jacob Black, il licantropo che stringe una tenera amicizia con Bella e che successivamente se ne innamora, scatenando la gelosia di Edward e la nascita della futura competizione fra loro;
Peter Facinelli nel ruolo di Carlisle Cullen il capofamiglia dei Cullen. Carlisle è un medico e con la sua famiglia ha deciso di non nutrirsi di esseri umani ma di animali definendo il loro stile di vita da "vegetariani";
Elizabeth Reaser nel ruolo di Esme Cullen la figura materna della famiglia Cullen, moglie di Carlisle;
Ashley Greene nel ruolo di Alice Cullen, anche lei adottata dalla famiglia Cullen. Possiede il dono di prevedere il futuro. È la compagna di Jasper Hale;
Jackson Rathbone nel ruolo di Jasper Hale, vampiro con il dono di controllare le emozioni. Jasper trova ancora difficile vivere da vegetariano essendo l'ultimo arrivato in famiglia. Anche lui è stato adottato dai Cullen;
Nikki Reed nel ruolo di Rosalie Hale, la bellissima vampira con un carattere volubile che non vede di buon occhio la relazione tra Edward e Bella. È sposata con Emmett Cullen;
Kellan Lutz nel ruolo di Emmett Cullen, il più forte della famiglia Cullen. Emmett è stato trovato in fin di vita da Rosalie, dopo un'aggressione da parte di un Grizzly.
Edi Gathegi nel ruolo di Laurent; Laurent faceva parte del trio di nomadi insieme a Victoria e a James ma poi si è separato da loro andando a trascorrere del tempo con il Clan di Denali. Durante il suo soggiorno diventa il compagno di una vampira del clan: Irina.
Billy Burke nel ruolo di Charlie Swan, padre di Bella e sceriffo della cittadina di Forks.
Michael Sheen nel ruolo di Aro.
Jamie Campbell Bower nel ruolo di Caius.
Christopher Heyerdahl nel ruolo di Marcus;
Dakota Fanning nel ruolo di Jane;
Cameron Bright nel ruolo di Alec.
Daniel Cudmore nel ruolo di Felix;
Charley Bewley nel ruolo di Demetri.
Trama:
Bella partecipa alla festa per il suo diciottesimo compleanno organizzata in casa della famiglia di Edward, il vampiro di cui si è innamorata. Aprendo un regalo si ferisce accidentalmente con la carta del pacco scatenando la reazione violenta di uno dei membri della famiglia Cullen, Jasper che essendo l'ultimo arrivato nel clan non riesce a controllare la sua sete di sangue come gli altri che invece hanno scelto di non nutrirsi di esseri umani. Quest’ ennesimo episodio di pericolo porta Edward a lasciare Bella facendole credere di aver preso questa decisione a cuor leggero e si trasferisce con la sua famiglia lontano da Forks.
Bella passa quattro mesi in depressione per via dell'abbandono ma poi riesce a risollevarsi grazie all'amicizia che stringe con Jacob Black, un amico di infanzia di origine indiana. I due ragazzi cominciano a frequentarsi e tra loro nasce una complicità particolare che porterà Bella ad alleviare il dolore per la lontananza di Edward ma che invece farà innamorare Jacob.
Ma per un fraintendimento tra la visione del futuro di Alice Cullen e una telefonata mal interpretata, Edward crede che Bella si sia tolta la vita e non avendo più ragione di esistere per il dolore che prova, decide di recarsi in Italia per trovare la morte a sua volta per mano dei Volturi.
Bella interverrà grazie all'aiuto di Alice e salverà Edward dalla morte, incappando però nei Volturi che da quel momento sapranno della sua esistenza e del rapporto malvisto tra il vampiro e l'umana. Aro infatti chiederà a Edward di affrettare la trasformazione in vampira di Bella al fine di evitare un intervento da parte loro per ucciderla essendo la ragazza venuta a sapere troppo dell'oscuro mondo dei vampiri.
Dopo gli incassi del primo film della saga, Twilight, si sente molto la differenza dovuta sicuramente all’aumento del budjet per la realizzazione di New Moon. Ma ciò che stupisce è il cambio di regia: la casa di produzione aveva inizialmente pensato di riconfermare Catherine Hardwicke alla regia di New Moon anche grazie al successo riscosso da Twilight. Tuttavia per divergenze legate ai tempi di produzione la Summit Entertainment ha optato per il suo licenziamento. E non si sono sbagliati. L’ottimo Chris Weitz, in collaborazione con la sceneggiatrice Melissa Rosenberg, ne ha fatto un eccellente sequel sicuramente molto più fedele al libro e non solo dal punto di vista della sceneggiatura. Sempre presenti, per scelta della scrittrice del romanzo Stephenie Meyer, il gruppo musicale Muse i quali hanno dichiarato:
« Chris Weitz avrebbe voluto una canzone scritta esclusivamente per il film ma poi ha scelto un remix alternativo del brano più eccentrico dell'album The Resistance: "I Belong To You". Penso che possa funzionare, non l'avremmo fatto con un pezzo più importante del nostro nuovo album. È una di quelle tracce molto difficili da suonare live quindi far parte della colonna sonora del film potrebbe dare nuova vita al brano. »
Eclipse è il terzo film della saga di Twilight, diretto da David Slade (30 giorni di buio) e previsto per uscire il 30 giugno 2010. Prima della conferma ufficiale di Slade, per la regia erano stati indicati diversi nomi tra cui: Juan Antonio Bayona (The Orphanage), James Mangold (Ragazze interrotte) e l'attrice Drew Barrymore.
Secondo quanto riportato da fansblog, sembra che l’attore che interpreta Edward Cullen abbia dichiarato alla rivista Paradise che per lui non è stato facile svestirsi davanti a centinaia di persone che gremivano la piazza di Montepulciano, accorse apposta per vederlo.
Intuitivo, geniale e a dir poco strepitoso. Ecco come cadono le barriere cinematografiche e letterarie, che solitamente non possono viaggiare sullo stesso binario, e ci si ritrova a non confondere più testo e video. I tempi cinematografici li capiamo tutti. E’ normale che in 130 minuti non possono essere raccontate e trasmesse, aggiungo io, le stesse emozioni che quelle 300 pagine permettono ma, nel momento in cui una semplice persona si ritrova, forse anche per sbaglio, a leggere di questa strana e surreale storia d’amore, il tutto diventa una gara con se stessi a finire il libro quanto prima. E non ti basta. Allora qui inizia una fase psicologica. Inizia l’innamoramento per questo personaggio che non esiste ma che tutti vorremmo ci fosse. Vuoi perché la società di oggi è sempre più sterile nei sentimenti, che non ha tempo per gli abbracci e per le parole di un’altra epoca. Perché credere che da un film o da un libro ci si può innamorare di qualcosa che non esiste? Allora il cinema e la letteratura sono realmente finzione? Eppure New Moon incassa solo per una sera, quella del 18 novembre, ovvero giorno d'uscita del film nelle sale italiane, solo 1.832.575.10 euro, con presenze di spettatori registrate 274.593.

Titolo originale: Los Abrazos Rotos
Regia: Pedro Almodovar
Interpreti: Penolope Cruz, Luis Homar, Blanca Portillo, José Luis Gomez
Sceneggiatura: Pedro Almodovar
“Questa è la mia più esplicita dichiarazione d’amore per la settima arte” ha dichiarato Pedro Almodovar per l’uscita del suo ultimo lavoro “Gli abbracci spezzati”, in uscita in Italia il 13 novembre.
Il film ruota attorno all’amore passionale e artistico tra i due protagonisti: Lena (Penelope Cruz), donna dal carattere forte decisa a inseguire il sogno di diventare attrice e il regista Mateo Blanco che, nonostante il provino deludente di Lena, rimane folgorato dalla sua bellezza e da un karma misterioso che lo spinge verso di lei.
L’aspirante attrice convive con il ricco Ernesto Martel (José Luis Gomez), geloso e disposto a tutto per non farla scappare dalla sua casa/prigione , mentre Mateo vive per realizzare il film con l’amore della sua vita, ma il destino non avrà in serbo un happy ending per nessuno dei due.

Lo svelamento di quanto accade è un viaggio a ritroso nel tempo attraverso i ricordi del regista, immagini nitide e precise della memoria, opposte a quelle della realtà, che gli sono state negate tragicamente dall’improvvisa cecità.
L’affermazione iniziale di Pedro assume significato alla luce delle moltissime citazioni e autocitazioni cinefile. La scena dei coniugi che vedono i due amanti morti abbracciati a Pompei in “Viaggio in Italia” di Rossellini è lo spunto che offre il titolo al film. Tra le sue pellicole, in cui ricorre spesso la figura femminile come donna caratterialmente forte anche se nevrotica ed emotivamente sensibile, il più auto celebrato è “Donne sull’orlo della crisi di nervi”, ripreso sia dalla trama del lungometraggio stesso, sia dal film nel film Chicas y maletas, in cui oltre ad uno stuolo di ragazze squinternate ritorna in scena una valigia.

Valigia come simbolo del viaggio, fisico (in questo caso la vacanza a Lanzarote) e mentale che gli attori di Pedro compiono sistematicamente, attraversando i dolori, i drammi e le umiliazioni che la vita reale quotidianamente ci sbatte in faccia.
Il travestimento è un altro tema caro ad Almodovar, che dopo averlo raccontato soprattutto nel discusso “Tutto su mia madre”, qui lo esercita come un divertissemant teatral-cinefilo, modificando il volto camaleontico di Penolope Cruz con le più svariate parrucche fino a farla assomigliare (quasi) al mito Marilyn Monroe. Si traveste (ma sono nominalmente) anche il regista Mateo Blanco che, dopo la tragedia che subirà, non riconosce più se stesso in quel Mateo, ma per continuare a vivere, assumerà lo pseudonimo di Harry Caine.
Quello di Almodovar è davvero una dichiarazione passionale per il proprio lavoro e per i suoi maestri, testimoniato dalla sperimentazione formale e dal rigore stilistico ed è anche uno struggente racconto di vita e di morte e di come sia importante aggrapparsi ai propri ideali, soprattutto nei momenti più bui.

Regia: Pete Docter, Bob Peterson (co-regista)
Sceneggiatura: Pete Docter, Bob Perterson
Ogni volta mi succede la stessa cosa: vado al cinema a vedermi il tanto atteso nuovo film della Pixar, per poi uscire dalla sala pienamente soddisfatto di esso e pensando che sia un capolavoro addirittura migliore dei precedenti e di una bellezza irripetibile. Contemporaneamente, però, Lasseter&co. stanno finendo di realizzare la loro prossima opera che, probabilmente, mi farà cambiare idea. E’ successo con Nemo, Ratatouille, Wall E ed ora con Up. Fino a pochissimi giorni fa per me Wall E era il miglior film d’animazione di sempre, seguito immediatamente dopo da Ratatouille , La sposa cadavere di Burton e da alcuni capolavori Disney e di Myazaki. Ora, dopo aver visto Up, devo per l’ennesima volta rivedere la mia “classifica personale” perché ancora una volta i geni della Pixar ci hanno regalato qualcosa di eccezionale.
Il punto di partenza del film è sicuramente la sua carta vincente. Affrontare il tema dell’anzianità (cosa fatta anche da Myazaki) con un film d’animazione, ovvero un genere prettamente per bambini, a molti sarà sembrata una scelta assurda o perlomeno molto bizzarra, ma alla fine è risultata vincente. Come dichiarato nella conferenza stampa al Festival di Venezia, lo scopo dei film della Pixar, infatti, è essenzialmente quello di far riflettere divertendo. Se in Wall E si trattavano temi ecologici, in Up si rimane nel sociale, parlando appunto del problema della vecchiaia. Andando contro ogni aspettativa il protagonista del film non è un buffo animale o un supereroe, ma semplicemente un signore ultra settantenne che dopo aver perso la moglie passa le sue giornate a ricordare i bei momenti passati con lei.

Immagino le facce di quando gli alti dirigenti della Disney, circa 5 anni fa, hanno appreso la notizia del nuovo progetto di Pete Docter. Un film con come protagonista un anziano? Cosa avrebbero detto i bambini? E soprattutto, come avrebbero fatto a vendere i gadgets? Fortunatamente alla Pixar la libertà creativa non manca affatto e per questo si è potuto realizzare Up. Per venire incontro al pubblico più piccolo, e anche quello più numeroso, era necessario creare un co-protagonista, che avrebbe accompagnato il vecchietto nelle sue avventure: nasce così il buffo bambino-scout, disegnato in una maniera tale da risultare subito simpaticissimo. La contrapposizione tra il vecchietto (malinconico, solitario e apparentemente burbero) e il bimbo (divertente, pieno di vitalità e apparentemente felice) ha permesso agli sceneggiatori di creare le scene più divertenti ed irriverenti del film. Ma il divertimento è reso possibile anche dalle numerose, fantasiose ed incredibili trovate presenti in tutti i 90 minuti, come la casa trainata da un migliaio di palloncini o i cani parlanti. Se il film funziona però, non è solamente per il divertimento provocato da esso, ma anche perché ci si emoziona, e parecchio. La scena iniziale che riassume la vita del protagonista è qualcosa di incredibilmente bello, malinconico e struggente: difficilmente tratterete le lacrime. Forse è questo l’elemento che rende i film della Pixar degli autentici capolavori: il voler “ far divertire lo spettatore facendogli scendere, allo stesso tempo, una lacrima”. In fondo è una cosa contenuta anche nei grandi classici Disney come La Bella e la Bestia o il Re Leone, o in altri film come La sposa Cadavere.


Se la prima parte di Wall E (decisamente la migliore) era chiaramente ispirata a Chaplin e ai grandi film dell’epoca del muto, Up trae spunto dalla commedia brillante del cinema USA classico, sia dal punto di vista della struttura della sceneggiatura che da quello prettamente visivo. E’ stato Docter stesso a dichiarare come per disegnare il protagonista si sia ispirato a Spencer Tracy, cosa immediatamente percepibile, mentre per i suoi modi di fare il modello è Walter Matthau. Nella moglie c’è invece qualcosa della bellissima Audrey Hepburn, mentre il “cattivo di turno” ha dei tratti alla Kirk Douglas. Insomma, si respira cinema in ogni sequenza e ciò è permesso anche dall’ottima colonna sonora di Michael Gacchino (Lost, Ratatouille) che ricrea le romantiche atmosfere degli anni ’40-’50. Lo stile utilizzato da Docter nei suoi disegni sembra più stilizzato e semplificato rispetto al solito, ma è perfetto per il film: le caratteristiche fisiche di ogni personaggio richiamano immediatamente un aspetto della loro personalità. Le tecnologie d’animazione utilizzate, come sempre, sono le migliori in assoluto e rendono le immagini animate quasi fotorealistiche. Una parola va spesa anche per l’ormai classico cortometraggio che precede il film:Partly Cloudly è semplice, divertentissimo e una piacevolissima introduzione ad Up. Il corto girava in internet ormai da mesi, perciò la maggior parte della gente l’avrà già visto, ma l’idea di mettere uno short movie prima di ogni film è geniale.
Se qualcuno cercava un altro motivo a sostegno della decisione di Muller di assegnare alla Pixar il leone d'oro alla carriera, Up è quello che fa per lui. Si ride, ci si diverte, si riflette sui problemi del mondo, ci si emoziona (e tanto). Questo è Up, questo è cinema allo stato puro. Se non l'avete ancora fatto, correte a vederlo.
E ora, mi sorge un'altra domanda..... E il prossimo film (Toy Story 3)? Ad oggi una cosa è certa: la Pixar non delude mai.


Regia: Spike Jonze
Cast: Max Records, Catherine Keener, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Forest Whitaker, Chris Cooper
Sceneggiatura: Spike Jonze, Dave Eggers
Nazionalità: USA
Ci sono voluti ben 7 anni per la realizzazione di questo film. Where the wild things are, titolo originale del racconto illustrato per bambini di Maurice Sandek, è sempre stato considerato come uno di quei progetti "belli ma irrealizzabili" per via della complessità e soprattutto della non convenzionalità della storia. Ci ha pensato Spike Jonze a dimostrare che non era poì così impossibile la sua trasposizione cinematografica. Il regista è conosciuto essenzialmente per tre motivi: per la sua straordinaria visionarietà (paragonabile a quella di Gondry) grazie alla quale ha realizzato bellissimi videoclip; per i suoi due innovativi lungometraggi (Essere John Malkovich e Il Ladro di Orchidee) basati sulle sceneggiature del genio Kaufman; infine, per essere stato il marito di una certa Sofia Coppola. Non male come curriculum. La lavorazione di questo film è stata molto lunga e difficile quindi, e per la prima volta Jonze ha deciso di occuparsi in prima persona della sceneggiatura con la collaborazione dello scrittore Dave Eggers. Questa è stata una scelta forse obbligata anche dal fatto che l'amico Kaufman era intento a scrivere Synedoche, New York, film inizialmente pensato per Jonze ma poi diretto da lui stesso.

Nel Paese delle Creature selvagge non è un film convenzionale, ma è qualcosa che va oltre. Proprio come nel breve racconto illustrato di Sandek, Jonze ha cercato di raccontare le paure, i sogni e le difficoltà dell'infanzia attraverso le immagini. Max è infatti un bambino apparentemente ribelle, ma in realtà timido, che si sente solo perchè la sorella non si cura di lui e la madre sembra non capirlo, preferendogli la compagnia di un amico intimo. Per questo motivo si rifugia in un'isola immaginaria, abitata da alcuni mostri molto buffi, che lo eleggono immediatamente re. La maggior parte del film racconta il rapporto che si crea tra il bimbo e le creature, che altro non sono che la rappresentazione fantastica di personaggi reali, come la madre, la sorella, la figura del padre assente e naturalmente Max stesso. La difficoltà nel realizzare un film del genere nasce direttamente dal racconto breve di Sandek, troppo semplice e privo di "climax" per trarne una vera sceneggiatura, ed è per questo motivo che Jonze ed Eggar si sono focalizzati sull'aspetto psicologico dei personaggi. E' grazie alla visionarietà di Jonze e al suo talento da regista che il film funziona. Una delle cose che ho apprezzato molto è la decisione di utilizzare degli autentici pupazzi per rappresentare le creature e di girare in vere locations (come il deserto) sfruttando poco il blue screen e gli effetti digitali (qui usati solo per le espressioni del viso). Nell'opera di Jonze si sente perciò un'atmosfera molto "anni '80" che richiama i film fantastici di quegli anni, primo tra tutti La Storia Infinita. A chi non è venuto in mente Falcor, il cane-drago del film di Petersen, vedendo quei pupazzi?

Altro elemento da sottolineare è l'ottima fotografia che ha permesso a Jonze di rappresentate un'isola immaginaria diversa dai soliti mondi fantastici colorati presenti nei film di questo genere, ma più realistica e affascinante e grazie al quale lo spettatore è ancora più coinvolto. La voci originali delle creature appartengono a grandi attori come James Gandolfini (i Soprano) e Forest Whitaker, sui quali poi sono stati "costruiti" i movimenti dei pupazzi. Notevole è l'interpretazione di Max Records, che riesce a trasmettere molto sia la rabbia che le paure del bimbo protagonista. La madre è invece interpretata dalla bravissima Catherine Keener, attrice molto amata da Jonze visto che compare in ogni suo film. Come sempre, anche la colonna sonora, è particolarmente curata e non poteva che essere così da uno dei più grandi registi di videoclip: le musiche sono tutte composte e cantate da Kareon O, cantante degli Yeah Yeah Yeahs, e sono un mix di dolci ninne nanne e malinconiche canzoni. Ci sono voluti ben 7 anni per realizzare questo film "impossibile", 7 anni in cui Jonze ha curato maniacalmente ogni minimo particolare. Molti l'hanno criticato per aver fatto un film dove non succede mai niente, troppo semplice e privo di una vera sceneggiatura. Ma, come vi ho già detto prima, questo non è un film "normale" ma è un film d'atmosfera, che deve essere visto con gli occhi di un bambino, l'unico punto di vista che permette allo spettatore di comprendere appieno questo mondo immaginario. Se si riesce a fare ciò, il risultato è un viaggio struggente ed intenso nel malinconico e fantasioso mondo di un bambino che ha solo voglia di essere amato. Per un attimo mi è sembrato di tornare indietro nel tempo e di rivedere quei film fantastici degli anni '80 che mi hanno accompagnato nell'infanzia. Per questo,e non solo, devo ringraziare Jonze.

Regia: Francesca Comencini
Sceneggiatura: Francesca Comencini, Federica Pontremoli
Attori: Margherita Buy, Salvatore Cantalupo, Guido Caprino, Maria Paiato, Gaetano Bruno, Antonia Truppo, Giovanni Ludeno
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Massimo Fiocchi
Produzione: Fandango
Distribuzione: 01 Distibution
Paese: Italia 2009
Uscita Cinema: 16/10/2009
Genere: Drammatico
Durata: 98 Min
Sito internet: www.01distribution.it
Raccontare l’attesa. Far emergere le difficoltà che una donna deve affrontare quando si ritrova sola a difendere le proprie scelte e la propria libertà ed opporre ad una logica narrativa usuale e standardizzata un innovativo linguaggio compositivo: è questa l’idea che sta dietro al romanzo di Valeria Parrella Lo spazio bianco che Francesca Comencini ha saputo trasformare in una pellicola toccante e sensibile.
Maria è una donna libera, insegna in una scuola media serale ed è completamente slegata da ogni vincolo sentimentale. Vive la sua libertà senza compatimento circondata da una bolla di solitudine che la protegge dalla realtà della quale si sente spettatrice. Una gravidanza inattesa rompe quel finto equilibrio. Maria accetta di portarla avanti, ma l’attesa di questa nuova vita non si esaurisce con la nascita di Irene che non ha saputo aspettare per nascere ed ha bisogno ancora di tempo per poter essere del tutto viva. Non c’è nulla che si possa fare se non aspettare però Maria non sa aspettare e non può fare altrimenti. Deve assecondare il tempo e sperare che Irene rimanga attaccata alla vita. Maria è paralizzata e impotente e l’attesa la logora ma è proprio questo in momento che troverà la forza per nascere a nuova vita con Irene.
Maria è interpretata da una generosa Margherita Buy che ha saputo restituire al pubblico l’intimità del personaggio senza apparire banale o grottesca. L’accusa che si potrebbe fare a questo film è forse quella di aver assecondato troppo la sensibilità femminile, come se fosse stato realizzato per un pubblico di sole donne ma non è affatto così perché è proprio l’assenza della figura maschile a giustificare la voglia di indipendenza che Maria ha fin dall’inizio.
Molti sono poi, i segnali che confermano quello spirito velatamente politico che è diventata una vera cifra stilistica per Francesca Comencini dal modo in cui viene ripresa Napoli che emerge dalle ceneri dei suoi stereotipi per mostrarsi in tutta la sua intima solitudine, alla sceneggiatura dalla quale emerge la descrizione di una società malata e incapace di aspettare e perciò eternamente inconsapevole.

Regia: Terry Gilliam
Interpreti: Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, Christopher Plummer, Andrew Garfield, Verne Troyer, Lily Cole, Tom Waits, Cassandra Sawtell, Paloma Faith
Genere: Fantastico
Distribuzione: Moviemax, Francia/Canada, 2009
durata 122 min.

Quale prezzo hanno… i vostri sogni?
(Anthony "Tony" Shepherd)
Londra, Inghilterra. Il Dottor Parnassus, interpretato da un flemmatico [[Christopher Plummer]], è capo dell’“Imaginarium” una teatro ambulante che offre spettacoli incredibili. Tramite uno specchio magico è possibile accedere a mondi altri che vanno oltre ogni immaginazione. Il talento del dottor Parnassus proviene da un atavico patto stretto con il Diavolo, detto anche Mr. Nick. In palio c’è l’anima di Valentina, la figlia diciassettenne del dottore. Tuttavia, Parnassus ha una carta da giocare che pare essere vincente: si tratta del misterioso Tony Shepherd.
Instancabilmente contorto, il lungometraggio dell’ex-Mony Python [[Terry Gilliam]] sembra essere destinato alle avversità del destino.
Il 22 gennaio 2008 la produzione si è arrestata a causa della scomparsa improvvisa [[Heath Ledger;]] in seguito la lavorazione del film viene ripresa, e il 15 febbraio si annuncia che le parti incompiute del personaggio di Tony saranno completate da tre attori, ossia [[Johnny Depp]], [[Jude Law]] e [[Colin Farrell]]. “Fortunatamente, visto che nel film si parla di magia c'è un modo di cambiare aspetto al personaggio di Heath”, ha commentato Christopher Plummer in un intervista.
Profetico (la scena del presunto omicidio-suicidio in cui compare Tony/Ledger appeso per il collo), onirico ai massimi livelli (le scene attraverso lo specchio), legato al culto misterico e alla cartomanzia (i mondi tra il dentro e il fuori delimitati dallo spazio teatrale), Parnassus maschera la realtà a favore di dell'illusione che si rivela dolorosa nel momento in cui si scontra con il lato oscuro del proprio “io”. Si tratta di una rilettura del [[Faust]] oltre il post-moderno, se così si può dire.
Purtroppo la trama è talmente colma di immagini ed effetti ottici che il regista si preoccupa più di inebriare attraverso uno spettacolo illusionistico fine a se stesso che a far entrate lo spettatore attraverso lo specchio. Parnassus, come Gilliam, è prigioniero nel suo teatro ambulante, e noi capiamo ben poco...

Complessivamente deludente, viste le attese, Parnassus regala, però, alcuni momenti di riflessione attorno al rapporto tra arte e cinema, o meglio tra cinema e percezione odierna dell’immagine (filmica). Ed è questo è il punto dal quale parte Tony per modernizzare l’aspetto architettonico del teatro del dottor Parnassus. In merito del dinamismo iconografico che caratterizza questo film, si segnala inoltre la fantastica la scena in cui Valentina corre attraverso un tunnel di frammenti di vetro, scontrandosi con il Diavolo.
Le comparse di Depp, Law e Farell sembrano ispirarsi a ruoli pre-confezionati che connotano le maschere di questi divi: la patina di charme burtiniano del primo, la presenza statuaria da belloccio del secondo, e la pessima fama di reo affibbiata al terzo. Impossibile dunque trovare un contatto che leghi le diverse personalità di Tony Shepherd, o le renda almeno interessanti proprio nella scissione d’identità. L’interpretazione di Ledger sembra purtroppo essere stata schiacciata dalla forte influenza del personaggio del Jocker interpretato nell’ultimo Batman di [[Christopher Nolan]].
Coreografici i titoli di coda e toccante la dedica alla memoria di Heath Ledger, scomparso durante le riprese il 22 gennaio 2008, la cui immagine compare riflessa in uno specchio.
In realtà Parnassus è, nella sua interezza, un omaggio all’attore: “nulla è per sempre, neanche la morte”.
La pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival di Cannes 2009.

| [Cartapotere@Moviebrat] La conferenza stampa di presentazione del festival: il video |
|
Nessun commento postato
mXcomment 1.0.9 © 2007-2009 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved
|
Moviebrat - Rivista di Cinema e Nuovi Media.
I diritti sono riservati, come da legge sul Diritto d'Autore n. 518 del 1992 e successive modifiche.
Per le autorizzazioni o qualsiasi comunicazione in merito potete scrivere a: redazionemoviebrat@gmail.com o contattare gli amministratori del sito web.




Ecco un mini video riassuntivo della Conferenza stampa di presentazione della nona edizione di Cortopotere.








